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La voce inizia a girare, ora è tempo di lavorare, ma da soli non si va da nessuna parte, lo scopo d’altra parte è quello di ricomporre l’esperienza dispersa pochi mesi prima. Qualcuno ha già trovato lavoro, qualcun altro ha cambiato vita, ma chi ha l’automobile dentro non si da pace e soprattutto non può accettare di fare qualcosa al di fuori di questo coinvolgente mondo. Il mio compito in fondo è molto semplice, con Luca e Giovanni stiamo dando forma a qualcosa che può catalizzare le meravigliose competenze che si trovano dormienti nelle persone, ed infatti in men che non si dica, sono in tre a seguirci nell’avventura.

Tre amici che conosciamo bene, e che si fanno in quattro da subito perché intuiscono l’opportunità che ci stiamo creando con le nostre mani.

In pochi giorni abbiamo una squadra ben assortita di “space cowboys” dell’auto che a differenza del film di Clint Eastwood, non sono dei pensionati a fine carriera ma entusiasti ragazzotti di mezza età con venti o trent’anni ciascuno di saldature, martelli, tappezzerie, progettazione, montaggi, sudore e passione per le quattro ruote.

Si parte con le prime assunzioni e si intravede la luce in fondo alla galleria, le aziende sono fatte dalle persone non da capannoni vuoti con un bel marchio sopra.